JESU – Jesu

(2005, Hydrahead)

Già dai primissimi minuti di JESU si intuisce facilmente che sarà difficile allontanare le orecchie del resto dell’album; nelle atmosfere c’è un sapore particolare, familiare ma allo stesso tempo inconsueto. La prima traccia “Your Path to Diviny” ci prende per mano e ci accompagna attraverso strade buie ed eteree in una dimensione della musica che prima non era mai stata così raffinata, totale ed allo stesso momento fruibile ed emotiva. Già dal secondo pezzo, nel quale sembra di trovarsi avanti alla carcassa dei Godflesh, si hanno le idee chiare…gli Jesu, sono gli Jesu ed il percorso formativo intrapreso da Justin K. Broadrick dopo Godflesh sembra aver generato un gioiello sospeso fra Dark e l’Industrial.”Tirde of Me”, terzo e bellissimo pezzo dell’album, è una perla immersa nel velluto nero capace di coccolare l’ascoltatore senza annoiarlo per mezzo secondo. A questo punto chi si aspettava suoni più duri è completamente disilluso e tutto diventa servizievole all’oscurità poetica ed allo stesso tempo industriale di questo splendido lavoro. Coloro che hanno amato in maniera profonda e viscerale “Plain Song” dei Cure ora possono fare lo stesso con Jesu. Nel frattempo che l’album procede si precipita sempre più nel cuore pulsante del disco, l’aria si fa solenne e il buio si insedia nelle arterie, la creatura che abbiamo di fronte ormai è formata e sembra impossibile aspettarsi grossi colpi di scena. I minuti passano e il cantato continua a perdersi nel proprio eco mentre i riff richiamano alla mente i momenti più delicati di Neurosis, Isis e Cult Of Luna. Justin K. Broadrick mente principale degli Jesu e personaggio fondamentale della musica estrema (Napalm Death, Godflesh), con “Sun Day” spiazza di nuovo tutti costruendo un tappeto sonoro rifinito e malinconico che si avvicina addirittura ai Sigur Ros. Arriva poi “Man/Woman” e a questo punto le reminescenze metal arricchiscono di ennesimi strati sonori l’album rendendolo così ancor più granitico di quanto già non fosse e innalzandolo ad un livello di consapevolezza del Rock fra i più elevati del 2005. La finestra obliqua della copertina dell’album adesso è ben chiara e ci rimanda ad una possibile chiave di lettura, ovvero l’osservazione della realtà (musicale e non) da un punto di vista distaccato, “prospetticamente” diverso e immune agli sguardi di inconsapevoli passanti, proprio per questo, “Guardian Angel”, è il sigillo definitivo del disco.

Da ascoltare con cura e devozione.

Tracklist:
1. Your Path To Divinity
2. Friends Are Evil
3. Tired Of Me
4. We All Faulter
5. Walk On Water
6. Sun Day
7. Man/Woman
8. Guardian Angel

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