(2005, Shove Records/Concubine Records/Horror Vacui Theatre/Donna Bavosa/Tornado Rec.)

“Questo è proprio un brutto trip”
Io non sono mai stato a Bergamo, non ho idea di quali siano le attrattive locali e non ho nemmeno mai pensato di andarla a visitare; d’altro canto le informazioni che ho a riguardo provengono quasi esclusivamente da luoghi comuni da cabaret o da bar sport, vedi l’ambigua retorica del “laurà” e dell’infaticabile ma decisamente grezzo muratore orobico, la proverbiale rivalità tra i bergamaschi “alti” e i “bassi” e la qualità del vivaio dell’Atalanta, nonchè il fatto che sia la “città dei mille”, reminiscenza di qualche zelante insegnante ancora affezionato all’Italia pseudorisorgimentale dei propri sogni.
Poi arrivano tali Infarto Scheisse e cominci a porti delle domande..e lo fai perchè la loro musica non è emotivamente estraibile dal contesto nel quale viene concepita; visioni di ciminiere perennemente in funzione e sensazioni di alienazione lavorativa attanagliano senza tregua l’ascoltatore; si cerca una via di fuga utopica, tra fabbriche arruginite e luci industriali che ti stringono le pupille fino a cambiare il colore delle cose.. c’è voglia di vita e natalino (voce) costruisce dei testi (in italiano) di un’interiorità raramente riscontrabile altrove, l’impatto del suo scream graffiante si mescola con riflessioni a voce bassa, il tutto sempre degnamente supportato dalla sezione strumentale che si muove in maniera disinvolta tra soluzioni ritmiche sconnesse (alla converge per intenderci), influenze grind e tradizionalmente hc ormai metabolizzate a dovere, giri melodici di scuola metal (amano definire ciò che fanno come “metallo suonato da punk”) e divagazioni noise. Il disco è amalgamato in un unico flusso, non ha importanza indicare una traccia piuttosto che un altra; è da ascoltare dall’inizio alla fine, più volte, per carpire ogni sfumatura emotiva e entrare idealmente nello scenario dipinto nel fantastico artwork.
A tutt’oggi gli Infarto sono lo specchio di una scena italiana, quella genericamente post-hardcore, che continua attraverso i canali del sempre benvenuto d.i.y. a portare alla luce realtà (e oltre agli ormai “arrivati” death of anna karina penso ai vari la quiete, laghetto, inferno e violent breakfast) che a mio avviso non hanno più davvero nulla da invidiare rispetto a ben più acclamate band straniere essendo per di più capaci di mantenere una specificità italica decisamente evidente. Viste le premesse non si può non sperare in un’ Italia finalmente capace di bissare il successo della fenomenale scena anni 80..
viva i raw power!
Bravi ragazzi, ma gli zao davvero non vi piacciono?
Tracklist:
1. Nearte neparte
2. A tratti coda
3. Tutto qui
4. Pane trapani e cacciaviti
5. Oggi metto pioggia
6. Lilla pallido
7. Nessun nome numero uno
8. **** Sniffing The Grave


7 Luglio, 2008 alle 8:47 pm |
eccheddire di più.
sono sensazioni che non posso dire di non aver provato.
i loro testi mi divorano ormai da un po’.
non so davvero più cosa fare.
un saluto.
28 Novembre, 2008 alle 6:54 pm |
mi puzza la fica,meglio se mi vado a lavare.
28 Novembre, 2008 alle 7:17 pm |
eee…
direi che potrebbe esser na scelta sensata!