(2007, Relapse)

Strano titolo per essere Relapse, che mi ha piacevolmente sorpreso; promette bene sin dal primo ascolto, ma più si capisce, più piace.
Un lavoro di classe, mai troppo pesante, mai troppo leggero, azzarderei equilibrato; in piedi sul filo di un rasoio un po’ Mastodon, un po’ prog (anni ‘70, a nessuno vengano in mente i Dream Theater), un po’ “core” (ahimè, temo che entri anch’esso a far parte dell’ormai sovrappopolato calderone del post-hardcore), un po’ heavy (il primo pezzo è estremamente rappresentativo).
Bei crescendo, belle aperture, pezzi ben strutturati, curati, decisi, rifiniti, puliti, eseguiti con ottima tecnica, maturi.
Suggestiva atmosfera (evoca leggermente la seconda parte di Origo dei Burst) che crea assuefazione, duttile, passatempo mentre il semaforo è rosso, ottimo accompagnamento per mettere in ordine la stanza, ma anche ottimo ascolto attento dall’inizio alla fine.
Mi viene in mente un animale: un pellicano mastodontico.
P.S.: non potevamo, tra l’altro, non prendere in considerazione una band con tale nome.
Tracklist:
1. Rays on pinion
2. The birthing
3. Isak
4. Wailing wintry wind
5. Cockroach en fleur
6. Wanderlust
7. Aleph
8. Teeth of a cogwheel
9. O’appalachia
10. Grad
11. Hidden track

