(2005, Candlelight)

Immaginare lo scenario in cui nasce questo disco è un buon modo per farsi una vaga idea dei suoi suoni e di tutto il suo contenuto. Proiettatevi in una piovosa Londra, anno 2003, pronta a dettare le leggi delle nuove tendenze conservando però un eccezionale senso di appartenenza al passato; in un umida sala prove sulle rive del Tamigi (mi piace immaginarla così) stanno intersecando le loro esperienze musicali e creative nomi illustri dello sludge e dello stoner: membri di Iron Monkey ed Orange Gobelin, assieme ad altri musicisti, sono pronti a dar vita ad una strana creatura, tanto mitologica e celestiale quanto terrena, da cui prenderà nome la band… un Capricorno.
Dopo meno di un anno dal primo Ep (2004), omonimo, arriva il primo full-lenght “Ruder Forms Survive”: sette ottime tracce strumentali (ad eccezione di “The First Broken Primise” in cui spicca la sudaticcia e corvina voce di Eugene Robinson degli Oxbow) con titoli capaci di collocarle in precisi contesti storici rendendole terrene e poco eteree. Il primo album dei nostri Capricorns è un minestrone ormai noto ma cucinato sapientemente: sludge, doom, noise, progressive, un pizzico di psichedelia e ricordi degli anni settanta; insomma, per farla breve, provate ad immaginare il solito “pellicano mastodontico” addomesticato e frustato a colpi di riff dal buon vecchio Tony Iommi.
Tracklist:
1. 1977: Blood For Papa
2. 1969: A Preditor Among Us
3. The First Broken Promise
4. 1440: Exit Wargasmatron
5. 1066: Born On The Bayex
6. 1946: The Last Renaissance Man
7. 793AD: The Harrying of the Heathens

