(2007, Subsound Records)

Che la fusione di post-rock e post-hardcore abbia dato vita ad un lessico sonoro vincente è assodato, lo dimostrano le centinaia di band che hanno saturato l’attuale scena musicale internazionale con lavori spesso difficilmente distinguibili fra loro; ciò, ovviamente, sta accadendo anche in Italia. Ora, quindi, tocca a noi educare l’orecchio per poter carpire le sfumature che intercorrono fra un album e l’altro riuscendo a valutare anche ciò che apparentemente sembra banale.
Non nascondo che il primo ascolto di “Odyssea” dei romani Tomydeepesego mi abbia lasciato un po’ indifferente nonostante la sua forte carica emozionale, pian piano però sono riuscito a metter a fuoco ed ho capito dove andar a pescare per godere al 100% di questa prima fatica dei quattro musicisti capitolini. Oltre al chiaro volare di “Pellicani” (molti momenti ricordano “The Fire in Our Throats Will Beckon the Thaw” dell’uccello in questione) in “Odyssea” il sopraccitato mix stilistico (post-rock/post-hardcore) alterna le influenze di Cult Of Luna ed Isis ad altro materiale proveniente dai Caspian e dai primi Mogwai coadiuvandolo con frasi melodiche e soluzioni formali (e lo sottolineo con grande piacere personale) ispirate a capolavori come “F#A#infinity” dei “Godspeed You! Black Emperor”, padroni assoluti degli albori del post-rock strumentale. Questa opera prima dei Tomydeepestego è un lavoro intricato, descrittivo e passionale dove, senza aspettarsi nulla di nuovo, è bello perdersi. Buona produzione, buona risoluzione sonora, ottime “Euskadia” e “Mediterraneo”, commovente “Liver”.
Tracklist:
1. Euskadia
2. Mizar
3. Ius Primae Noctis
4. Renovatio
5. Liver
6. Tora
7. Mediterraneo
8. Crepuscolo

