STONED HAND OF DOOM CHAPTER 4 – Pt.I

Doomraiser, Zippo, Godwatt Redemption
16/05/2008
Sinister Noise (Roma)

Poteva il Barone perdersi il più affidabile tester sulla salute della scena stoner doom di casa nostra? Ovviamente no: ed eccoci bellicosi e ansiosi alle soglie del Sinister Noise per l’”andata” dello Stoned Hand of Doom 4; ospiti d’eccezione i ciociari Godwatt Redemption, già autori di un ottimo demo, e i pescaresi Zippo, quelli di Ode to Maximum; a chiudere i sempre più iconici Doomraiser, non solo padroni di casa ma anima e cuore della scena romana.

L’attacco dei Godwatt non lascia niente al caso; sound massiccio, basso corposo, groove settantiano e un’attitudine a metà strada tra i Kyuss di Blues for the Red Sun e i Motorhead di Overkill. L’avvio è di quelli spartani e senza particolari smancerie; uno schiaffo di hard rock polveroso che fa muovere testa e piedi, supportato da un basso assolutamente sabbathiano, un drumming trascinante e una serie di riff da ricordare; insomma, i nostri non hanno avuto alcun problema nello scaldare un pubblico molto in linea con lo stile della band. Fanno inoltre ben sperare i pezzi che andranno a far parte del disco in preparazione, materiale che agiterà più di qualche testolina. Appena passato il rammarico per l’estrema brevità del set dei Godwatt , ecco presentarsi sul palco i cinque Zippo, sicuramente una delle migliori realtà italiane in ambito stoner. Crazy Forest è il primo tassello di un’esibizione molto variegata e multiforme, segno di come questi giovani rocker siano ormai dei musicisti capaci non solo di suonare ma anche di plasmare il rock, muovendosi in direzioni sempre diverse e imprevedibili. Ci vengono proposti alcuni pezzi nuovi dal disco in uscita ad ottobre, canzoni imperniate su un’ evidente influenza di matrice prog, sicuramente complesse e per certi versi spiazzanti, anche se purtroppo non aiutate dall’acustica “a due colonne” del locale; le tante sfumature che pur si intuiscono infatti non “escono” come dovrebbero. Nessun problema, sia chiaro, ma tanta curiosità per la svolta. Nel frattempo gli “accendini” pescaresi continuano a macinare note, Kid in the Desert, Tsunami Dust e la mastodontica The Elephant March infiammano un pubblico sempre più sudato ed euforico, segno di come Ode to Maximum, seppur autoprodotto, abbia lasciato il segno e sia stato un vero tormentone per la scena. Non possiamo che applaudire e fare un in bocca al lupo generale.

A questo punto sguinzagliano gli animali. Entrano i Doomraiser col loro carico di borchie, cuoio, puzzo di birra e watt; i volumi sono paurosi, così come l’immagine complessiva di questi cinque loschi figuri sul palco. Gli amplificatori tracimano autentico doom; lento, oppressivo e tribale. Qualche pezzo nuovo fa da contorno a quelli presenti su Lords of Mercy, vero manifesto di un sound ignorante e senza compromessi; The Age of Christ semina il panico in sala e gli effetti dell’alcol già segnano più di qualche “malcapitato”; la potenza, a tratti autoreferenziale, in certi frangenti diventa quasi insostenibile, trascinando il pubblico in un girone dantesco con tanto di zolfo e forconi. La cover ultra slow di Children of the Grave dei Sabbath, vera lapide della serata, va a chiudere la prima parte di un festival fin qui massacrante; ce ne andiamo con i timpani rotti ma già pronti per la sera dopo.

Andrea Zeppieri

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