Melt Banana, Inferno, The Real Swinger
28/05/2008
Circolo degli Artisti (Roma)

Il live dei Melt Banana ci voleva, è proprio il caso di dirlo. I giapponesi sono da più di un quindicennio una delle realtà musicali più folli e divertenti del globo, spesso complici di pericolosissimi personaggi come Michael Allan Patton e John Zorn. Un loro show è quindi uno di quegli eventi a cui sembra davvero impossibile rinunciare, soprattutto se, come in questo caso, i partners in crime si chiamano Inferno. E non intendo gli Inferno polacchi.
La serata del Circolo comincia con i The Real Swinger, punk band romana d’adozione (i pesci fuor d’acqua della situazione), che hanno l’arduo compito di aprire le danze davanti a un pubblico che preferisce ancora cercare un po’ di fresco nei giardinetti del locale. L’esibizione scivola giù veloce come le bevande fresche al bancone.
Quando entrano gli Inferno (la miglior postcore band di casa nostra?) si inizia a fare sul serio. Il grind’n’roll fantascientifico dei cinque romani è, come al solito, devastante. Schizoidi come sempre, si ritrovano rinchiusi su un palco vero che per loro è una prigione, li vedi che vorrebbero saltarti addosso, arrampicarsi sul bancone e aggredire le tue orecchie il più vicino possibile come fanno nei piccoli e piccolissimi live club (chi li ha visti in azione lo scorso aprile a Frosinone sa bene di cosa sto parlando), non lo fanno ma folleggiano ugualmente. La musica non ne risente, i pezzi del primo album e quelli dello split con Ovo e Psychofagist, dei piccoli-grandi capolavori di rock estremo e paranoide, escono fuori come scariche di AK47. Il tutto viene valorizzato da una tastiera assolutamente fuori dal comune, da una batteria animalesca e da una presenza scenica degna di un reparto psichiatrico. The Sorrows of young Moroboshi e una stravoltissima cover di Folson Prison Blues di Johnny Cash accendono un pubblico che ha voglia di muoversi e urlare. Il set finisce in men che non si dica e le horns up si sprecano, l’unico rammarico rimane il soundcheck vocale davvero scarso, si fatica a sentire la voce di Gio persino quando parla. Tirando le somme un’ottima prova, c’è grande sicurezza nei propri mezzi e voglia di stupire da vendere.
L’avvio dei Melt Banana si può riassumere in tre parole: Tora! Tora! Tora! Immediatamente si scatena un pogo selvaggio che durerà per tutto lo show. La band capitanata dal folletto Yasuko è uno spettacolo della natura, unisce noise, punk hardcore, grind e motivetti per bambini con una semplicità disarmante, scardinando le regole dell’ovvio. I blast beat à la Napalm Death non stridono affatto con le anomalie chitarristiche del mascherato Agata o con la vocina da cartone animato della tenerissima e divertita cantante. Le canzoni, riprese perlopiù dal capolavoro Cell Scape e dall’ultimo Bambi’s Dilemma, coinvolgono il pubblico in maniera totale; c’è chi si inventa dei balli improbabili, chi si riempie di botte sotto il palco, chi ride a crepapelle e chi, invece, rimane incredulo con un’espressione da baccalà sotto sale. Yasuko nel frattempo si prende la briga di annunciare i pezzi in un perfetto italiano, cercando poi di zittire le risate della gente con un fare da scolaretta in divisa; ci proponiamo di segnalarla al Guinness dei primati per la categoria “Stereotipo nazionale meglio interpretato”. Da antologia sono anche gli 8 pezzi interpretati in meno di un minuto, non siamo ai livelli di You Suffer ma ci avviciniamo pericolosamente. Dopo un bis al fulmicotone finisce uno dei concerti migliori dell’anno fin qui trascorso; la gente, arrivata numerosa, sfolla sudata e alle grotta. Si torna alla vita di tutti i giorni purtroppo. Ma con ancora Cracked Plaster Cast che tiene in ostaggio il cervello. Alla prossima.


30 Maggio, 2008 alle 5:17 pm |
Il Guinness da te proposto credo che lo possa vincere solo se dal palco ha scattato qualche foto, costruito un marchingegno per Pitagora switch (o suicci) per poi suicidarsi