BONES OF SEABIRDS - Sacrament

(2008, Small Doses)

Impressionante il senso di abbandono e di solitudine che esce dalle casse quando si ascolta Sacrament; un viaggio in stile “porta delle stelle” di 2001 Odissea nello spazio, ma lento, nero, una sorta di caleidoscopio in scala di grigi.
La psichedelia di questo album è volta ad evidenziare la parte oscura della nostra psiche, è alienante, trasporta verso un paesaggio glaciale che noi vediamo attraverso una maschera da saldatore, infastiditi al solo pensiero di scorgere una qualsiasi variazione cromatica.
Musicalmente si parla di un drone doom rumoroso, senza batteria, corde della chitarra maltrattate (O’Malley et Anderson docent) talvolta su una base elettronica, talvota sopra a melodie sbilenche e malate degne di un’atmosfera black, con una sempre oculata e perfezionista sovrapposizione degli strumenti, che rende questo album estremamente fluido, nonostante l’aura di ostilità che lo circonda.
Sacrament, nonostante quanto sia coinvolgente e visionario, ha in sè un difetto fondamentale: l’eccessiva similitudine con Black 1 dei già citati Sunn 0))), che mi impedisce di chiamarlo un grande disco, ma è un lavoro sicuramente valido, raccomandato a tutti i cultori del genere, soprattutto se sparato a volume illegale.

Tracklist:
1. Belial
2. Serpent
3. Earthborn (Forging Of The Chalice)
4. Sine Fine (Altar Of Manik)
5. Noosphere
6. A Mere Offering (Octahedral Visions)
7. The Great Attractor
8. Gaijin (Falling Through Mercury)

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