(2008, Produzioni Sante Records)

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”.
Certo è innegabile che il debutto degli Stalker (band post-core genovese nata dalle ceneri dei gloriosi Kafka) non scopra nulla di nuovo, ma è allo stesso modo sacrosanto riconoscere che i cinque sappiano suonare e lo dimostrino ottimamente in queste loro prime cinque tracce.
Trenta minuti che, esplorando “tarkovskyane zone”, si insinuano fra i vuoti urbani delle nostre periferie sublimandone sofferenza, rabbia, passione e dolore in un suggestivo e grigio paesaggio urbano. Lotto di songs ben curate che decolla nella seconda parte, questa prima fatica degli Stalker si sviluppa attorno alle influenze fondamentali del genere in questione: una sorta di tamponamento a catena fra Neurosis alla guida di un tir, due utilitarie condotte da Cult Of Luna ed Amenra ed un motorino con a bordo gli Isis.
Tanto materiale sonoro ben amalgamato che punta i piedi su di un genere specifico senza disdegnare qualche spunto più “stravagante”, che a tratti si avvicina al metal-core ed a soluzioni care ai Russian Circle di Enter, conservando però in ogni suo momento tutte le caratteristiche peculiari ed i suoni delle evoluzioni moderne di sludge e post-core.
Decisamente riuscito il catartico incipit in cui lo struggente monologo preso in prestito da “Un Borghese Piccolo Piccolo” completa perfettamente la parte strumentale, ammiccando di tanto in tanto alle prime battute de “La Stanza Di Swedenborg” dei conterranei Vanessa Van Basten.
Su tutte la splendida A.L.I.C.E..
Occhio, il disco da assuefazione!
Tracklist:
1. Wave Your Hand Goodbye
2. Alpha Strategy
3. Pollyanna
4. A.L.I.C.E.
5. Falling Stones

