Mike Patton & Zu
19/06/2008
Circolo degli Artisti (Roma)

Quando, lo scorso 3 marzo, non riuscii ad assistere al concerto di Mike Patton con gli Zu a causa di un inatteso sold-out, lo scoramento si impadronì della mia essenza vitale rendendomi una specie di zombie per le settimane successive. Pensavo fosse un evento di quelli non replicabli; l’inatteso bis, ad appena tre mesi dal primo live, è stata un’autentica manna dal cielo.
Logico quindi che stavolta mi sia avventato sul biglietto con un tempismo degno del più drogato ciclista al Tour de France. Ottenuto il preziosissimo tagliando mi ritrovo al Circolo degli Artisti nel bel mezzo della gradevole lezione di calcio germanica ai leziosissimi e fastidiosi giocolieri lusitani; maxischermo all’aperto, birra fresca e atmosfera Erasmus. Nel frattempo, sul palco, dj Okapi apre le danze davanti a quanti si sono accalcati per avere la certezza di rimanere in prima fila per tutta la serata; poche teste ciondolano sotto i beat del dj, l’evento atteso è decisamente è un altro.
Mike e i tre jazzcorer “de noantri” si fanno attendere un tempo infinito ma l’entrata è già un pezzo di storia: si presenta infatti un omino basso e grasso interamente coperto da un velo rosso che non ne nasconde le mitiche fattezze. Quell’omino è Danny De Vito. Quello vero. Levatosi il velo e indossato lo stesso a mo’ di toga, il gemello di Arnold Schwarzenegger arringa la folla alla maniera di quei ciarlatani che imperversavano nel Far West e ci promette un fantastico e incredibile show. Viste le premesse non possiamo che fidarci ciecamente. Mike intanto se la ride e approva dal retro della sua postazione.
Cessata la rumorosissima ovazione per Danny, veniamo investiti dal magma sonoro degli Zu; il trio è in formissima e ci va pesante, coaudivando ottimamente il Patton dei Fantomas più futuristi. Dal canto suo Michele cerca di stare al passo dei tre fenomeni romani; a volte arricchendo in maniera netta delle partiture pensate per essere strumentali, a volte arrancando dietro i micidiali colpi “zuisti”. Nei momenti migliori l’intesa è degna del John Zorn più feroce, con rimandi evidenti sia ai Naked City che agli ultimi progetti del jazzman newyorkese con lo stesso Patton alla voce (vedi Moonchild). Il tutto viene rivisitato e inspessito da una spiccata attidudine hardcore. I pezzi proposti sono i classici degli Zu, ma il tocco dell’ex Mr. Bungle è inconfondibile; versacci, lamenti, urla belluine, tonnellate di “yayayayayaya” ed effetti vari invadono il classico fraseggio del tridente Battaglia- Pupillo- Mai, che a sua volta ci regala rullate disumane, un basso degno dei Meshuggah e un sax che sembra suonato da Lucifero in persona. Logico che il pubblico, di spiccata fede pattoniana, sia in visibilio per un live che coinvolge e offre tutti i clichè e le follie che il patron della Ipecac ci ha fatto conoscere ed apprezzare nell’arco della sua ormai ventennale carriera.
Dopo una breve pausa i quattro si ripresentano sul palco per un bis da antologia: prima ci aggrediscono con una fantastica e tiratissima versione di “Tutti Pazzi” dei Negazione (a scuola chi non la conosce!), poi ci cullano con una incredibile “Come te Posso Amà” del progetto Ardecore, di cui gli stessi Zu sono la colonna pojustifyrtante. Mike che canta in romanesco è pura POESIA.
Serata magnifica, atmosfera stupenda. Forse Mike deve ancora migliorare il tiro dei suoi “interventi” nel contesto musicale degli Zu, ma la strada è senzaltro quella giusta; La speranza maggiore è quella di ritrovarci entro breve un disco inedito dei quattro, regolarizzando e migliorando un’intesa che sembra destinata a tanto. Speriamo solo che il buon Mike non si faccia sfuggire questa opportunità e tutto ciò non rimanga un puro e semplice divertissement. Alla prossima!

