Abel Ferrara, 1996
Già dai titoli d’apertura “Fratelli” fa capire di non scherzare affatto, quelli che scorrono sotto le primissime immagini della pellicola sono nomi altisonanti (Christopher Walken, Chris Penn, Vincent Gallo, Benicio Del Toro ed Isabella Rossellini), che, accompagnati da una caratterizzante e retrò song, fanno da preludio al solito lavoro, pieno zeppo di contenuti etico-morali, del regista newyorkese Abel Ferrara.
Più che un “gangster-movie” ambientato negli anni ‘30, il film in questione è un’accurata descrizione della discesa agli inferi di una famiglia che ha perso i valori propri e più intimi del cristianesimo e dove l’ateismo quotidiano non si concilia con gli apparenti proforma religiosi.
Lenta riflessione sul libero arbitrio, sull’impossibilità di redenzione e sui vincoli sociali che impediscono quest’ultima, il movie, dalle tinte oscure e verdastre, dalle atmosfere decisamente manieriste e dal montaggio intricato, è pervaso per tutto il suo svolgersi da uno spiccato senso di sacralità.
Le vicende si sviluppano attorno alla morte (ed al conseguente funerale) del fratello minore che decreta la fine stessa del nucleo famigliare (malavitoso) in cui viveva; la logorante “via crucis” dei Tempio è accelerata dalla loro sete di vendetta, che li porterà all’auto-distruzione prima del corpo poi dell’anima. Interessante, nel dipanarsi degli accadimenti, il ruolo ricoperto dalle donne, portatrici di sani valori cristiani, alle quali sono contrapposti i personaggi maschili, descritti come vittime del mondo e dediti solo alla sopravvivenza della specie.
Come in tutti i film di Ferrara, i protagonisti, Ray (Christopher Walken), Chez (Chris Penn) e soci, sono inermi vittime della società ed al loro crollo, prima sociale e poi fisico, coincide una progressiva perdita di valori; il peccato, a cui l’uomo non riesce a negarsi, nella poetica “ferrariana” è una condanna al dolore ed alla sofferenza, alla quale nemmeno la morte può porre rimedio.
Un film credente e cristiano, ma che lascia la porta aperta a possibili spunti anticlericali.
Pellicola bella, ma forse troppo unilaterale ed intransigente, dove i contenuti, a mio parere, sono forse espressi con troppa visceralità e profondità, divenendo così forzati e dottrinari.
Ottime interpretazioni degli attori principali.
Non ai livelli dei capolavori “The Addiction” e “Il Cattivo Tenente”, “Fratelli” consolida Abel Ferrara come uno dei più affascinanti e controversi registi viventi.
8/10

