Wong Kar-Wai, 2000
Ci sono dei film che, con la loro grandezza, riescono a sovrastare il gusto personale e ad imprimersi nell’animo degli spettatori vezzeggiandone le loro zone più indifese con superba classe.
“In The Mood For Love”, del regista di Hong Kong Wong Kar-Wai, è uno splendido esempio di cinema orientale che riesce a parlarci nella nostra lingua madre senza snaturare il proprio l’intimismo e pudore asiatico, ponendosi in bilico fra la cultura melodrammatica europea e la sensibilità stilistica di registi orientali come Zhang Yimou (Lanterne Rosse). L’amore, e la memoria di esso, sono al centro di una pellicola dove la dolcezza con cui è descritta la genesi dell’innamoramento dei due protagonisti (già sposati …ma non fra loro!) è enorme e pervasiva, a tal punto da condizionare ogni cosa, ogni azione ed ogni istante della vita dei due.
Perfetto il chiamso che lega l’intreccio amoroso, una sorta di scambio di coppia tra vicini di casa, basato su una relazione perfettamente descritta, ma platonica, intersecata da un’altra relazione appena accennata ma reale e metafora dell’impossibilità di amare (i membri di quest’ultima non venendo mai ripresi divengono solo un ostacolo psicologico).
Un film dalla sbalorditiva sensibilità, che ci immerge completamente in una storia claustrofobica ed intimista in grado di entrare nell’anima e nelle sue tristezze con incredibile poesia; in “In The Mood For Love” tutto è fatto a regola d’arte e subordinato al tema centrale, dalla fotografia meravigliosa e certosina, al montaggio che scandisce gli inesorabili tempi del film (sapendone sublimare ogni scena) per finire alla struggente colonna sonora e la scenografia iper descrittiva.
La pellicola ambientata fra le mura domestiche di una piovosa Shangai degli anni venti, dai lumi fiochi e dagli spazi angusti, si concede a luce ed ambienti aperti soltanto nel bellissimo finale, che preceduto dalle immagini dell’arrivo di De Gaulle ad Hong Kong, sembra sottolineare il valore personale di tutta l’opera.
Un capolavoro di maestria stilistica, pesato al millesimo in cui tutto è armonico e manierista al tempo stesso (anche la durata, 1 ora e 30), che incorona Wong Kar Wai come uno dei massimi registi del presente. Unica pecca, ma del tutto irrilevante, l’eccessiva appartenenza del film al cineasta stesso (Wong Kar Wai dichiara di aver avuto problemi a staccarsi dalla lavorazione del film a causa del suo eccessivo personalismo), causata anche dal modus operandi di Wong, che prevede continua rielaborazione e possibilità di improvvisazione durante le riprese (lo stesso usato da David Lynch nei suoi ultimi film).
9,5/10

