METALLICA – Master of puppets

(1986, Elektra)

Alla tenera età di 12 anni, mi metto a ridere quando mi arriva sulle mani questo disco con un cimitero sulla copertina, ma l’amico nonchè proprietario dell’oggetto mi aveva già fatto la cassetta, così, un pomeriggio dopo aver fatto i compiti, la metto su: sono figlio unico e vengo da un paesello, i miei cugini ascoltavano i cantautori oppure Madonna, io ho ascoltato i Queen incessantemente fin dalla prima elementare, ma dall’inizio di Battery ho capito subito che era questo ciò che volevo davvero. La copia originale che tutt’ora ho, l’ho comprata usata (con una macchia di caffè nel booklet) grazie alla mancia della nonna per il mio 13° compleanno, grazie nonna.
L’headbanging istintivo, innocente e inconsapevole era accompagnato da un fuoco all’altezza dello sterno che mi viene ancora quando riascolto questo album, e torno bambino, torno a quando ignoravo l’esistenza del thrash, della Bay Area, di Kill’em all e Ride the lightning, di Reign in Blood, di quanto fosse avanti questa produzione per un disco metal del 1986, non sapevo l’inglese per niente e di conseguenza non capivo quanto la rabbia non fosse solo espressa musicalmente, ma anche nei testi, carichi di significato. Insomma, non sapevo spiegare cosa fosse quello che stavo ascoltando, mi basavo solo su quello che mi dava, e nessun altro disco mi ha dato tanto, è stato il mio psicopompo, mi ha accompagnato ai successivi ascolti, pesanti e non (pezzi come Battery e Damage inc. sembrano canonici, ma messi insieme a Orion, a Welcome home (sanitarium) e alla stessa Master of Puppets, hanno lasciato il segno in svariati generi ancora in voga).
Non sapevo nemmeno della morte di Cliff Burton, che schizzando fuori dal tourbus ha lasciato un vuoto incolmabile per i Metallica, che privi di quella compattezza sonora e di quel genio compositivo sono andati gradualmente verso una posizione di rilevanza marginale nella scena musicale, ma questa è un’altra storia.
Master of Puppets è la melodia pesante, è la cattiveria intelligente, è la convivenza di istinto e razionalità, è l’heavy metal senza assoli pacchiani e il thrash metal coi sentimenti, è il giro di boa di un percorso iniziato dai Black Sabbath e arrivato finora ai Meshuggah e ai Mastodon, è uno dei manifesti del metal, ma è anche uno dei dischi più belli e completi della storia della musica tutta.
Delittuoso non averlo, ancor più delittuoso averlo solo per completezza senza assorbirlo.

Tracklist:
1. Battery
2. Master of puppets
3. The thing that should not be
4. Welcome home (sanitarium)
5. Disposable heroes
6. Leper Messiah
7. Orion
8. Damage, inc.

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