Steven Spielberg, 2005
Monaco di Baviera. Olimpiadi del 1972. I Giochi devono cancellare l’immagine della Germania hitleriana. Si decise così di mantenere la sicurezza a livelli molto bassi; la sorveglianza del villaggio olimpico viene affidata a volontari, equipaggiati solo con una radio e addestrati ad intervenire in caso di risse. Un commando di guerriglieri dell’organizzazione palestinese Settembre Nero irrompe nel villaggio, uccidendo due atleti israeliani e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele. Il pretesto per l’azione spettacolare viene fornito dall’esclusione della Federazione Giovanile della Palestina dai Giochi. Le televisioni sono collegate 24 ore su 24. Trasmettono i numeri della tragedia e le intenzioni delle due fazioni. In questo modo anche i palestinesi all’interno del villaggio controllano in diretta Tv le mosse della polizia. La polizia tenta di introdursi nell’appartamento utilizzando i condotti di ventilazione; i giornalisti riprendono tutto; i terroristi minacciano un nuovo omicidio; l’operazione viene annullata immediatamente. Dopo le lunghe trattative con la Polizia tedesca per il rilascio degli ostaggi, ai sequestratori viene consentito il trasferimento in aeroporto. Qui li aspetta un volo della Lufthansa. I terroristi lo hanno richiesto per poter riparare verso l’Egitto, e lì continuare le trattative. All’interno dell’aereo fermo sulla pista i poliziotti tedeschi travestiti da personale di volo attendono i terroristi. Intanto il commando è in volo su due elicotteri partiti dal villaggio olimpico insieme alla squadra israeliana per raggiungere l’aeroporto più vicino. La polizia tedesca, impreparata contro attacchi terroristici, decide di non intervenire all’interno dell’aereo per evitare di farlo saltare in aria o di ferire gli atleti. Mentre gli elicotteri sono ancora in volo, la polizia tedesca abbandona l’aereo. Vengono però fissati cinque cecchini sulla torre di controllo (selezionati perché si dilettavano nella disciplina del tiro a segno). Nel frattempo dalle televisioni viene diffusa una nuova notizia: i sequestratori sono otto e non 5. Al loro arrivo all’aeroporto scatta l’inferno. Due terroristi si avvedono dell’agguato (controllando l’aereo vuoto). La polizia spara sulla pista. I palestinesi scaricano interi caricatori all’interno degli elicotteri (in uno di loro viene fatta esplodere anche una bomba a mano). Tre terroristi si fingono morti e vengono poi catturati dalla polizia. Gli atleti israeliani sono tutti morti. Questa è la storia del massacro di Monaco.
L’operazione Collera di Dio fu una operazione clandestina organizzata da Israele e Mossad (l’intelligence israeliana) per assassinare i soggetti ritenuti direttamente o indirettamente responsabili del massacro di Monaco. I bersagli erano i membri di Settembre Nero e dell’OLP. Appena dopo Monaco, il premier israeliano Golda Meir autorizzò la campagna di omicidi su vasta scala (celebre il suo comando: “Date il via ai ragazzi”). Non possono essere calcolate le vittime della missione, poiché era impossibile dimostrare il rapporto diretto tra gli omicidi ed Israele. Dalle dichiarazioni di dirigenti del Mossad, l’organizzazione aveva come scopo non tanto la vendetta quanto piuttosto il compito di terrorizzare i militanti palestinesi. Fargli capire di guardarsi alle spalle; comunicargli che Israele stava loro addosso. Questa è la storia dell’Operazione Collera di Dio.
Ora prendete un Signor Regista. Dategli Vendetta, un libro di George Jonas, da riscrivere e sistemare nelle sue parti “politicamente scorrette”. Immaginate una storia così misteriosa, affascinante, cupa, attuale. Personalmente penso a Spielberg piegato in due su una scrivania mentre riflette sui suoi dialoghi, sui dialoghi delle sue due anime (con la collaborazione dell’anima liberal di Tony Kushner, già Premio Pulitzer).
Munich è un ottimo film. Meriterebbe voti altissimi per la sua fattura tecnica e stilistica. Ma voglio tenermi alla larga da accuse filopalestinesi o filoisraeliane. Sono tanti i momenti in cui le due parti si scontrano. Non è sicuramente un film glorioso sulla potenza di Israele. Non è neanche un film lacrimoso sul destino degli ebrei senza una Patria in pace. È un film composto da uomini con le loro idee e le loro passioni che si confrontano in un mondo fatto di fuoco e morte. Chi ha ragione nella lunga lotta mediorientale? Spielberg non lo dice. I suoi attori si, ognuno a modo loro. Ma negli occhi di tutti, dai militanti di Settembre Nero di Monaco ’72 al protagonista-agente del Mossad, c’è quella umanità che ci porta a pensare che non esistono cattivi tout court ma solo gente disposta a sbranare per la propria libertà (che alcuni chiamano Patria). Sconsigliato a chi non ha voglia di identificarsi ora in un ebreo, ora in un palestinese. Pensi di poter essere più veloce delle tue paure o dei tuoi dubbi?
8/10

