HAVE A NICE LIFE – Deathconsciousness

(2008, Enemieslist)

Una catartica discesa nel profondo, nella stanza dei ricordi rimossi, dove il nero avvolge ogni cosa e l’agorafobia dell’essenza umana confonde la linea d’orizzonte con i piani verticali. Uno spaccato degno del miglior Bacon in cui l’indifesa carnalità è messa a nudo ed abbandonata a se stessa, dove la coscienza si gonfia di tristezza e di gotico nichilismo come non faceva da quasi due decenni; il tutto suggellato sardonicamente da un nome quanto mai avvilente: Have A Nice Life. Bastano pochi minuti al duo statunitense per farci abbassare la guardia; é fin troppo semplice conceder loro la nostra anima mentre oppiacei fumi riempiono la poca aria ed un forte sapore di laudano ci invade la lingua. Pare sentir la vita abbandonare le nostre membra, come nel celebre “Marat Assassinato” di David (scelto come copertina). Similmente al caldo tepore dell’acqua che riempie la vasca, protagonista celato del dipinto in questione, Deathconsciousness facilita la perdita di sangue senza darlo a vedere, senza arroganza, anzi avvolgendoci in un ovattato e godivo senso di benessere pre-rigor mortis.
Gli Have A Nice Life suonano dark-wave guardandosi le scarpe, adorando in ogni momento della loro musica la sacra triade dello shoegaze e celebrandola accavallandone l’autolesionistica malinconia di Psychocandy (The Jesus & Mary Chain), agli strati sonori di Loveless (My Bloody Valentine) ed alla sulfurea delicatezza orfica di Just For A Day (dei grandiosi Slowdive).
Un’imponente opera di genere divisa in due atti, in cui alcune dinamiche strutturali si avvicinano a quelle dei Nine Inch Nails di The Fragile e tutto è pervaso da un savoir-fair e da un coinvolgimento ripescati direttamente dal primo post-punk. Nelle tredici tracce vagano lenti i fantasmi di Ian Curtis, dei Cure più oscuri di Pornography e Disintegration, dei Sister Of Mercy, strattonati di tanto in tanto da parti più ritmate ed immediate evocate dall’avvolgente circolarità delle frasi. Un lavoro pesato al millesimo, dove nulla e fuori posto e tutto è ben bilanciato.
Quest’album, seppur nostalgico, non è mai vintage, e non suona come un revival, ma anzi si dimostra fortemente attuale e, volendo, originale. Forse per via del suono, che rasenta spesso il drone e strizza l’occhio a Justin K Broadrick, Deathconsciousness, si inserisce con prepotenza fra le migliori uscite di quest’ottimo 2008 regalandoci una quantità di songs riuscite (vedi Bloodhail e Hunter) da far invidia ad i grandi capolavori della storia del rock.
Un meticoloso manufatto “DIY” realizzato in mezzo decennio; Dan Barret e Tim Macuga intessono così, per l’artigianale ed esoterica Enemieslist, un concept ben lontano dai circuiti commerciali, non in vendita nei negozi e decadentemente riempito di nero simbolismo religioso.
Gli Have A Nice Life conoscono e sono padroni di ciò che suonano, lasciando trasparire una cultura musicale capace di pescare anche da generi apparentemente lontani dal loro suono (black metal) o solo accennati in questo debut (folk apocalittico).
Probabilmente sarà una mia infatuazione personale, ma questo disco, pian pian, sta lasciando un profondo segno negli ascolti e nelle aspettative.

Tracklist:
CD1: “The Plow That Broke the Plains”
1. A Quick One Before The Eternal Worm Devours Connecticut
2. Bloodhail
3. The Big Gloom
4. Hunter
5. Telephony
6.Who Would Leave Their Son Out In The Sun
7. There Is No Food
CD2: “The Future”
1. Waiting For Black Metal Records To Come In The Mail
2. Holy Fucking Shit: 40,000
3. Deep, Deep
4. The Future
5. I Don’t Love
6. Earthmover

Marco Marzuoli

Una Risposta a “HAVE A NICE LIFE – Deathconsciousness”

  1. DarkCronos Dice:

    disco clamoroso. null’altro da aggiungere. anzi sì. il titolo Waiting For Black Metal Records To Come In The Mail è clamorosissimo.

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