(2008, Relapse)
L’approccio che si ha con Lazarus Bird è lo stesso di quello che si ha davanti ad un puzzle di 2000 pezzi: l’immagine che abbiamo scelto di comporre ci piace molto e ci stimola a provare a completarlo, ma quando si inizia non si riesce a capire che tutti quei pezzettini di carta apparentemente incongruenti prima o poi diventeranno quello che è stampato sulla scatola.
Il nuovo lavoro dei Burst non è di facile fruizione, al primo ascolto sembra un’accozzaglia di ritmi, suoni e atmosfere, ma ha qualcosa che ti fa venir voglia di rimetterlo dall’inizio, ancora e ancora: questo qualcosa è il songwriting, in cui le sfuriate mastodontiche e le aperture melodiche/ambient convivono alla perfezione, cucite con maestria su un tappeto progressive assieme a qualche retaggio core che non guasta mai.
Si diceva, le sfuriate mastodontiche; inevitabile non sentire l’influenza dei Mastodon in questo disco (peraltro già percebibile da Origo), ma penso sia abbastanza normale, ormai la band di Atlanta è un punto di riferimento anche per gruppi del calibro dei Burst: il problema è quanto questi spunti vengano valorizzati e resi propri, e i nostri in questo Lazarus Bird lo fanno eccome, e con personalità.
Fin dall’iniziale I Hold Vertigo si capisce l’andazzo del disco: il mirabolante sviluppo del riff veemente culmina in qualche stacco melodico emozionante, per poi tornare grintoso nel finale. Si prosegue passando per altri bei momenti con I Examinate The I e We Are Dust, nonchè con le rabbiose Cripple God e Nineteenhundred, che ci accompagnano all’apice di Lazarus Bird, rappresentato da (We Watched) The Silver Rain, il pezzo riuscito meglio e più rappresentativo del disco, perchè racchiude in sè la vecchia aggressività dei nostri evoluta in un progressive di gran classe, che scaraventa il tema portante in più dimensioni musicali, in un turbine sonoro che varia in continuazione tra schiaffoni e carezze.
La cosa più impressionante di questo album è che una volta interiorizzato, capisci che in quasi tutti i pezzi avviene ciò che vorresti avvenisse: i brani si appesantiscono quando pensi che sarebbe il caso, e si allegeriscono con la stessa puntualità, non fai in tempo a pensare “ci starebbe bene questo”, ciò che ti viene in mente ti arriva in faccia, e quando è così l’effetto collaterale è la dipendenza.
Tracklist:
1. I Hold Vertigo
2. I Exterminate The I
3. We Are Dust
4. Momentum
5. Cripple God
6. Nineteenhundred
7. (We Watched) The Silver Rain
8. City Cloaked


