WOLVES IN THE THRONE ROOM – Black Cascade

(2009, Southern Lord)

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A breve distanza dal magnifico ep Malevolent Grain, ecco che tornano, con il tanto atteso nuovo album, gli environmental black metallers americani Wolves in the Throne Room, visti dal vivo di recente dalle nostre parti. Già dal titolo, Black cascade, – che pare far riferimento alla catena montuosa delle Cascades che attraversa lo stato di Washington, uno dei posti dalla natura più incontaminata che ci siano nel nord degli Stati Uniti – si capisce quale sia il binomio tematico che lega insieme questo album: le forze naturali e l’oscurità. Come di consueto quattro brani in tutto, per quasi 50 minuti di musica: il disco vede l’esordio del chitarrista Will Lindsay, già visto dal vivo nei tour precedenti, e la produzione totalmente analogica (bobina da due pollici con mix su console Neve del 1973) del “guru” del drone Randall Dunn. Innanzitutto appare chiaro sin dalle prime note che l’esperimento tentato con l’ep precedente (quel piccolo capolavoro di A Looming Resonance, con la voce femminile) è un caso isolato, un unicum. Apre infatti le danze Wanderer Above the Sea of Fog, monolitica e granitica, ma sempre maestosa, quasi ad intimidire l’ascoltatore. Ahrimanic Trance prosegue il discorso inserendo delle progressioni armoniche interessanti nelle quali i lunghi accordi tenuti dalle chitarre sfociano senza soluzione di continuità in densi tappeti di tastiere fino ad un finale decadente che potrebbe ricordare alcune cose dell’ultimo Xasthur. Con Ex Cathedra ritornano i riffoni epici e le cavalcate cui ci hanno abituato nei dischi precedenti, interrotti, solo per poco, da paesaggi ambient davvero riusciti. Chiude il disco Crystal Ammunition. Un attacco minimale, senza fronzoli, che lentamente evolve in maniera melodica – inserendo variazioni – e poi anche ritmica – rallentando sempre più il beat – fino a giugnere ad un lento arpeggio in minore dal mood assolutamente desolante. Ma non c’è tempo per crogiuolarsi nella disperazione: ritorna la furia iniziale che man mano si arresta e si fa via via più rarefatta, eterea, in un outro davvero da soundtrack filmica.
Produzione, come si è già detto, curatissima, soprattutto nel feeling che si vuole trasmettere per un’opera che di sicuro rimarrà tra quelle da ricordare di questo 2009.

Tracklist:
1. Wanderer Above the Sea of Fog
2. Ahrimanic Trance
3. Ex Cathedra
4. Crystal Ammunition

Bobafett

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