CAPRICCIO ALL’ITALIANA

Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Steno, Pino Zac, Franco Rossi, 1967

Il film è composto da sei episodi non collegati tra di loro e diretti da registi sempre diversi. Il primo microfilm è La bambinaia di Monicelli. Una bambinaia, interpretata da Silvana Mangano, decide in molto molto arbitrario di leggere ai suoi bambini alcune fiabe crudeli piuttosto che lasciarli divertire coi loro fumetti. Da considerare, questo corto, solo come una brevissima introduzione all’assurdità che verrà in seguito. Il secondo episodio è Il mostro della domenica diretto da Steno: un aristocrativo personaggio, Totò, si imbatte continuamente in alcune strane figure, molto simili agli “scarafaggi” (i capelloni degli anni ‘60-’70). Decide, secondo i suoi precetti morali, di dedicarsi ad una generale pulizia estetica dell’Italia beat. Diventerà così un killer spietato, o almeno così si crede. A tratti divertente, a tratti ripetitivo. Questo secondo episodio ha molto più tempo del primo per convincere il pubblico del suo valore. Probabilmente alcune scene potevano essere girate con più partecipazione ma bisogna riconoscere che diverse battute interessanti tengono vivo lo spettacolo. Come terzo episodio troviamo Perché, di Bolognini. Non proprio riuscito. Finalmente il migliore tra i sei, Che cosa sono le nuvole? di Pasolini. Splendida interpretazione di tutti, da Ninetto Davoli a Totò, da Franco Franchi a Ciccio Ingrassia, con colonna sonora iniziale e finale di Domenico Modugno. Alcuni burattini-umani ripropongono, ad un esiguo pubblico, l’Otello di Shakespeare. Ma al rumoreggiare del pubblico, disposto a modificare il finale degli eventi, due burattini subiranno una triste fine. La splendida canzone di Modugno accompagnerà i malcapitati verso la discarica. I due protagonisti prima di morire possono finalmente guardare il cielo ed ammirare la dura bellezza del creato e delle nuvole. Viaggio di lavoro, quinto episodio di Zac e Rossi, si divide tra cartone e realtà, tra comicità e drammaticità. Passerei però oltre. Bello e coinvolgente, invece, La gelosia di Bolognini. La gelosia della moglie di un grande Walter Chiari non ha limiti; la coppia arriverà a scrivere contratti per evitare nuove scenate di gelosia… Senza alcun risultato. Discorsi fantastici e divertenti, già fatti nella realtà, già detti e sentiti mille e mille volte in qualsiasi coppia o formato. Con un finale a sorpresa. Da vedere.

Buona prova nel complesso, gli episodi scendono giù leggeri come commedie di un tempo spensierato e ormai passato. Poca coesione nel significato finale. Ai registi è stata affidata una parte senza creare una sostanza comune. E probabilmente è l’economia del finale (o della faccia dello spettatore a fine film) a risentirne. Comunque un buon allenamento per registi e cinefili.

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