Sesta Marconi, Kongh, Last Minute To Jaffna, Doomraiser, Zippo
22 – 23/05/2009
Orange Rock Cafè (Pescara)

PRIMA PARTE
SESTA MARCONI / KONGH
22/05/2009
Ad un anno dalla sua riuscitissima prima edizione, ecco il secondo capitolo del Tube Cult Festival, rassegna “adriatica” dedicata al reame della valvola satura. Cinque band divise in due serate ben assortite: stoner, doom, sludge, post-core e molto altro, le coordinate fondamentali son dettate dal suono, da quell’impasto di bollenti e fangose sensazioni uditive che solo chi ha il deserto nell’anima riesce ad offrire.
Si parte con un accoppiata tanto inedita quanto affascinante: Kongh e Sesta Marconi. I primi, immersi nel bel mezzo del loro tour europeo, promettono uno show mozzafiato e caricato di aspettative dalla loro ultima release Shadows of the Shapeless (secondo ottimo album), gli altri invece, reduci dalle mirabolanti imprese dell’ultimo Stoned Hand Of Doom, son pronti ad offrirci un set molto più ricco ed interessante di un semplice opening act. Partono i Sesta Marconi, la band di Campobasso sforna un lotto di song ben eseguite ma non lontane dai canoni del genere: Black Sabbath, Cathedral, Pentagram, Candlemass, i classici del doom fan capolino in ogni angolo del loro sound evidenziando una buona tenuta live seppur penalizzata da idee che, di tanto in tanto, sfiorano l’anacronismo. I margini di miglioramento ci son tutti e le capacità anche, c’è da augurarsi che i quattro puntino sulla creatività ed arricchiscano di sfumature più cangianti la loro proposta.
Cambio palco: il caldo dell’Orange ci impone di bere e le svariate birre fluidificano a sufficienza le sinapsi prima del cerebrale concerto degli svedesi Kongh. Tuttavia la presenza di pubblico non è massiccia come si sperava, ma poco importa, gli spettatori sono ben preparati ed attenti ai bordi del palco. Il power-trio scandinavo inizia il set sconvolgendo il pubblico con un sound che può tranquillamente esser eletto come il migliore della giovane vita del locale pescarese. Precisi, caldi e neri come la pece, in sede live il gruppo è libero di scavalcare con i suoi watt ogni barriera strutturale ed architettonica, dimostrando che il “disco”, spesso, non è che una gabbia. I Nostri eseguono in prevalenza pezzi tratti dall’ultimo full-length: un tempestoso oceano di post-core e sludge in cui trovan spazio assalti prog degni dei migliori Mastodon. A tratti sembra di aver a che fare con la versione funeral-doom dei primissimi Cult Of Luna e quando la nebbia cala e l’aria si fa opprimente la tempesta torna ad imperversare lasciando che quel maestoso maelstrom chiamato Kongh inghiotta ogni forma di vita. Dieci e lode, un performance solida, oscura e densa, in cui perdersi senza curarsi della fine, della vita, della speranza.
Il refrigerio della brezza marina chiude questo primo gioro di valzer.
SECONDA PARTE
LAST MINUTE TO JAFFNA / DOOMRAISER / ZIPPO
23/05/2009
La giornata più attesa resta però la seconda ed ultima, vuoi per la presenza dei local heroes Zippo, vuoi per la sua poliedricità artistica, capace di sintetizzare le coordinate principali della scena heavy-psy italiana.
I primi ad esibirsi sono i torinesi Last Minute To Jaffna. Seppur le coordinate siano chiare (post-core di derivazione “neurotica”) il live si dimostra struggente e ben strutturato, spingendosi spesso oltre i confini stilistici del genere con afosi drone, furiose accelerazioni ed un cantato da pelle d’oca capace di alternare pulito e distorto con una incommensurabile classe. Il caldo si fa sentire, ma non impedisce ad i piemontesi di eseguire un set adattissimo alla situazione. Unica toppa l’amplificazione della voce, spesso troppo bassa.
La temperatura ora è sempre più tropicale, all’interno del locale si ha l’impressione di esser in Brasile, ma i loschi individui che si apprestano a suonare non sono i Ratos de Porão, bensì un’altro gruppo di culto: i Doomraiser. Fiore all’occhiello dell’intero panorama doom nazionale, gli oscuri capitolini si dimostrano da subito una delle realtà italiane più rodate nel rito dell’invocazione di Satana. Pezzi tratti dal nuovissimo Erasing the Remembrance, intersecati dai “classici” del loro repertorio, sottolineano una tenuta live disumana: i romani sono degli animali da palco ed il pubblico, inebriato dai riff sabbathici, non stenta ad accorgersene. L’atmosfera, solenne e spettrale, è di livello internazionale e, nonostante il radicalismo artistico dei Doomraiser, lo show scorre con estrema “piacevolezza”, impreziosito dagli splendidi vocalizzi del carismatico Cynar. Onore a chi, da anni, dà tutto per la musica.
Ed ecco, come da copione, il tassello più atteso dal pubblico pescarese: gli Zippo. Ad un anno di distanza della prima edizione del Tube Cult Fest sarebbe inumano tirare le somme senza notare la crescita esponenziale della band in questione. Road To Knowledge, uscito a fine 2008 per Subsound, ha finalmente consacrato i cinque barbuti stoners in tutto lo stivale, ora il combo non è solo un fenomeno circoscritto al centro Italia, ma una delle migliori nuove offerte che la nostra nazione possa lanciare nella bagarre europea. L’Orange è pieno e gronda sudore, clima “ideale” per perdersi nelle digressioni castanediane di Sergente e compagni. Il “solito” set fatto di fuoco e sangue, una vortice di sapori e sensazioni innalzato al cielo con estrema precisione; qualche pezzo di Ode To Maximum lanciato al momento giusto, e l’illusione è compiuta.
Nella grama estate pescarese, il Tube Cult si consolida come l’oasi più refrigerante della stagione.
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